Inceneritore a Albano? NO, grazie!

L'ipotesi di realizzazione di un inceneritore nel quadrante territoriale dei Castelli Romani, e precisamente ad Albano Laziale, trova la netta e ferma contrarietà dei Verdi della Regione Lazio e dei Castelli Romani che, insieme alla sinistra, alle associazioni ambientaliste, ai collettivi auto organizzati, ai comitati spontanei e ai cittadini, sta mettendo in campo un percorso di mobilitazione sul territorio.

Gli impianti di incenerimento dei rifiuti sono inutili e dannosi per la salute dei territorio e di chi li abita, così come dimostrato da numerosi studi scientifici internazionali e nazionali, non ultimo quello prodotto dall'Ordine dei Medici dell'Emilia Romagna che ha espresso gravi preoccupazioni per la salute pubblica, proprio in relazione alla presenza degli inceneritori.

Tale consapevolezza circa la pericolosità di tali impianti, del resto, è presente anche nello spirito del legislatore europeo ed italiano, per il quale l'incenerimento rappresenta l'ultima delle opzioni utili per risolvere il problema dei rifiuti. Infatti dal processo di incenerimento derivano:

  1. ceneri, che rappresentano circa un terzo dei rifiuti trattati;
  2. fumi, contenenti ceneri volatili e gas prodotti dal processo di combustione;
  3. acqua inquinata, proveniente dal processo di combustione;
  4. fanghi tossici, prodotti dalla depurazione delle acque di processo;
  5. carboni attivi, provenienti dai filtri esausti dei fumi;
  6. inerti, nel caso di inceneritori a letto fluido.

I materiali che escono dal processo di incenerimento sono classificati come rifiuti speciali, che per la loro accresciuta tossicità richiedono un trattamento speciale.

L'inceneritore, pertanto, non evita il ricorso alla discarica ma anzi richiede il ricorso a discariche speciali.

Ma a ciò vanno aggiunte ulteriori riflessioni, che nel marasma mediatico che è sorto intorno al problema della gestione dei rifiuti, non hanno sinora ottenuto alcuna cittadinanza presso i grandi mezzi di comunicazione.

L'incenerimento dei rifiuti è un'attività svantaggiosa dal punto di vista energetico ed economico, che grava interamente sulla tasche dei cittadini. Infatti non vi sarebbe alcuna convenienza economica da parte dei gestori degli impianti di incenerimento, non fosse per il meccanismo truffaldino del CIP6: i contributi pubblici che vengono erogati a chi produce energia da incenerimento, erroneamente assimilata ad energia "verde".

Questo genera il paradosso per il quale i cittadini si trovano a pagare due volte per lo smaltimento rifiuti: la prima volta sottoforma di tassazione diretta (TIA o TARSU, in quei Comuni che risultano ancora morosi nell'applicazione del Decreto Romchi) ed una seconda volta sottoforma di tassazione aggiuntiva sulla bolletta elettrica, che va appunto ad alimentare il fondo di contributi pubblici erogati col CIP6.

Stiamo parlando della bellezza di circa 30 miliardi di euro erogati nel periodo che va dal 1991 al 2003. Miliardi pagati dai consumatori italiani attraverso le bollette elettriche. Una cifra incredibilmente appetitosa per le lobby dell'incenerimento.

La nuova Finanziaria Nazionale chiude la stagione del CIP6, segnando un importantissimo cambio di passo nelle politiche di gestione dei rifiuti nel nostro paese, ed in risposta a ciò le lobby stanno accelerando il processo di presentazione dei progetti per realizzare i loro impianti, che in assenza di questi contributi-truffa sarebbero assolutamente antieconomici.

Inoltre l'inceneritore non brucia il rifiuto tal quale (cioè così come prodotto dalle famiglie e dalle aziende italiane) di questo rifiuto solo una frazione minima (dal 10% al 15%) ha qualità e potere calorifero sufficienti per essere conferito all'inceneritore.

Il resto dei rifiuti, se non avviato a processi di recupero e riciclo, è comunque destinato alla discarica, indipendentemente dal numero di inceneritori presenti sul territorio!!!

Infine, nel Piano Commissariale dei Rifiuti della Regione Lazio non è prevista la realizzazione di un quarto impianto, ma il potenziamento e l'ammodernamento degli impianti esistenti che sono più che sufficienti, anche in proiezione, alle necessità del Lazio, così come evidenziato dal Rapporto APAT sui rifiuti, a meno che non si voglia candidare la nostra Regione al ruolo di inceneritore di Italia, recependo ed incenerendo in pianta stabile rifiuti da ogni parte d'Italia.

PER SAPERNE DI PIU'

Documento della Corte dei Conti sulla gestione dei rifiuti

Rapporto APAT - rifiuti 2006

Rifiuti_Lazio.pdf
lettera medici emilia.pdf

Roma/Latina: al via la partecipazione

Parte il processo di partecipazione sul progetto intermodale Roma-Latina e Cisterna-Valmontone. Venerdì 16 nevembre nella sala consiliare del Comune di Aprila è prevista la prima assemblea pubblica, cui seguiranno altri incontri che terremo sui territori, per favorire la condivisione da parte degli enti e delle comunità locali, del progetto definitivo del sistema intermodale  Roma-Latina." E' quanto dichiarano l'Assessore ai Lavori Pubblici Bruno Astorre, l'Assessore all'Ambiente Filiberto Zaratti e l'Assessore al Bilancio e Partecipazione Luigi Nieri.

"Coerentemente con quanto previsto dalla memoria di Giunta - spiegano Astorre, Zaratti e Nieri - vogliamo costruire un percorso di partecipazione con i cittadini e le comunità locali interessate dal passaggio dell'infrastruttura, consentendo a tutti di avere piena conoscenza delle soluzioni progettuali e dei tempi di realizzazione dell'opera. Riteniamo che questo possa favorire il pieno accesso alle informazioni e fornire tutti gli elementi di valutazione alle istituzioni, associazioni e comitati per formulare eventuali osservazioni nel merito del progetto.  Al termine di questo processo la Regione Lazio intende reiterare l'attivazione della procedura per la valutazione d'impatto ambientale, dando corso ad una nuova pubblicazione dell'avviso pubblico".  

I prossimi incontri sono previsti il 20 novembre a Roma, nella Sala Consiliare del XII Municipio e il 26 novembre a Latina presso la Casa delle Culture. 

 

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